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Euro digitale al negoziato finale: regole per imprese, servizi, costi, POS e pagamenti elettronici

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10 Luglio 2026, di Anna Fabi – PMI.it

Il Parlamento europeo ha dato il via libera al negoziato finale sull’euro digitale. L’Aula di Strasburgo ha approvato la posizione sui tre dossier del pacchetto sulla moneta unica e ha respinto le obiezioni di ECR e Patrioti, aprendo il confronto con il Consiglio UE sul testo definitivo. Per imprese, esercenti e prestatori di servizi di pagamento la posizione votata fissa già l’impianto delle regole su accettazione nei negozicommissioni di incasso, limiti di detenzione e privacy della moneta pubblica digitale.

In sintesi:

  • il voto della plenaria del 9 luglio 2026 (416 favorevoli, 169 contrari, 22 astenuti) respinge le obiezioni di ECR e Patrioti;
  • il negoziato con il Consiglio UE, guidato dal relatore Fernando Navarrete del PPE, parte il 13 luglio sotto presidenza irlandese;
  • servizi di base per i cittadini sono gratuiti, mentre le commissioni per esercenti e PSP avranno un tetto europeo basato sui costi;
  • le imprese potranno trattenere gli incassi in euro digitale non oltre 24 ore, con pilota di 12 mesi dal 2027 e prima emissione possibile nel 2029.

Accettazione nei negozi tra obblighi e deroghe

La posizione votata obbliga la maggior parte delle imprese ad accettare l’euro digitale, con deroghe per autonomi, piccole e microimprese prive di altri pagamenti digitali. Il nuovo mezzo di pagamento pubblico è pensato per affiancare carte, app e contante come euro digitale come forma elettronica di contante, utilizzabile in tutta l’area euro sia online sia offline.

L’obiettivo politico dichiarato è offrire una soluzione pubblica paneuropea che non dipenda soltanto dai circuiti privati extra-UE. Oltre alle deroghe per i piccoli operatori, il testo prevede rifiuti temporanei dell’incasso in caso di blackout o indisponibilità tecnica del sistema.

Servizi gratuiti , costi e commissioni POS limitate

Per i cittadini i servizi di base sono gratuiti, mentre le commissioni a carico di esercenti e prestatori di servizi di pagamento avranno un tetto unico nell’Eurozona ancorato ai costi. Rientrano nei servizi gratuiti l’apertura del wallet, la detenzione dei fondi e l’accesso ad almeno uno strumento di pagamento, mentre i pagamenti offline sono privi di costi.

Il tetto alle commissioni degli esercenti segue il principio del no worse off: non potrà superare quanto già applicato dai mezzi di pagamento comparabili e sarà calcolato sul rapporto tra la media ponderata delle commissioni dei circuiti di carte e il valore complessivo delle transazioni degli ultimi dodici mesi. La BCE lega inoltre il progetto agli standard aperti per i pagamenti, pensati per ridurre duplicazioni tecniche e aggiornamenti separati dei terminali.

La mappa degli obblighi per privati, imprese e banche

Il trattamento previsto dalla posizione del Parlamento cambia a seconda che si usi, si distribuisca o si debba adeguare l’incasso all’euro digitale. La tabella riassume gli effetti per ciascun soggetto:

Soggetto Cosa prevede la posizione del Parlamento
Cittadini Servizi di base gratuiti e pagamenti online oppure offline, con il wallet come alternativa pubblica a carte e app private.
Esercenti Accettazione ampia quando l’attività incassa già con strumenti digitali, con verifica di commissioni, aggiornamenti software e condizioni del PSP.
Microimprese e autonomi Deroga all’obbligo per chi è privo di altri incassi digitali, con esclusione delle attività ancora legate solo al contante.
Imprese Incassi in euro digitale trattenibili non oltre 24 ore, con riversamento in blocco verso conto bancario e tesoreria aziendale.
Banche e PSP Distribuzione del wallet, onboarding e servizi aggiuntivi, con tetto alle fee e nuovi standard tecnici europei.

Limiti di detenzione e incassi aziendali entro 24 ore

Ogni cittadino avrà un tetto massimo di euro digitali detenibili, fissato dalla Commissione su raccomandazione BCE e rivisto almeno ogni due anni, mentre le imprese potranno trattenere gli incassi non oltre 24 ore. Per le attività commerciali si tratta di un limite infragiornaliero: entro la giornata i negozianti devono procedere al prelievo in blocco degli euro digitali sui propri conti o depositi, con la sola deroga degli eventi di forza maggiore, durante i quali l’accumulo è temporaneamente libero.

La logica è evitare uno spostamento massiccio dai depositi bancari verso moneta BCE. Per questo l’euro digitale è privo di interessi e costruito come strumento di pagamento più che come prodotto di risparmio.

Commissioni e limite di detenzione ancora da negoziare

L’importo del tetto alle commissioni e il livello del limite di detenzione non sono ancora fissati e dipenderanno dal confronto tra Parlamento e Consiglio. Sono le due variabili che decideranno il costo effettivo dello strumento per chi incassa e per chi lo distribuisce, e restano il capitolo più aperto del pacchetto.

Sul fronte dei prestatori di servizi di pagamento, il nodo più discusso è la remunerazione lungo la catena dei pagamenti: gli istituti chiedono un compenso per la partecipazione al sistema, mentre il principio del tetto punta a mantenere le commissioni degli esercenti sotto i livelli attuali delle carte. Per un’attività commerciale la differenza pratica tra le due posizioni si tradurrà in quanto costerà davvero accettare l’euro digitale rispetto a un incasso con carta, ed è la ragione per cui il tavolo del trilogo va seguito da vicino da banche, PSP ed esercenti.

Privacy offline e smarrimento del dispositivo

I pagamenti offline funzioneranno tramite dispositivi locali con principi di privacy-by-design, ma il denaro caricato sul dispositivo va perso se questo viene smarrito, come accade con il contante fisico. Il Parlamento prevede transazioni verificate senza esporre i dati personali, trattati solo nella misura indispensabile al funzionamento del sistema, con tecnologie come le prove a conoscenza zero.

La funzione offline è il tratto più vicino al contante e comporta un rischio pratico da spiegare ai clienti prima dell’avvio graduale: la BCE dovrà definire a monte le regole di responsabilità, a partire dal rischio del doppio utilizzo dello stesso importo.

La sfida europea a Visa, Mastercard e PayPal

Il progetto punta a ridurre la dipendenza dell’area euro dai circuiti extra-UE, che oggi gestiscono la quota prevalente dei pagamenti con carta. Secondo i dati BCE citati nel dibattito, Visa e Mastercard coprono circa il 61% dei pagamenti con carta nell’area euro e quasi tutte le transazioni transfrontaliere.

Il voto assume così anche una lettura di sovranità nei pagamenti: una soluzione pubblica paneuropea rafforza l’autonomia dell’Europa rispetto a standard proprietari controllati fuori dall’area euro, in un mercato dove crescono anche le stablecoin ancorate al dollaro.

Calendario del negoziato e prima emissione

Il trilogo con il Consiglio parte il 13 luglio sotto la presidenza irlandese e punta a chiudere il regolamento entro fine 2026. Il Consiglio ha definito la propria posizione a dicembre 2025 e i due testi sono considerati vicini, condizione che rende plausibile la chiusura entro l’anno.

Il calendario tecnico mantiene tre tappe: sviluppo con i PSP selezionati nel terzo trimestre 2026, progetto pilota di 12 mesi dalla seconda metà del 2027 e prima emissione possibile nel 2029, subordinata all’adozione del regolamento e alla decisione del Consiglio direttivo BCE. Queste scadenze seguono il cronoprogramma dell’euro digitale definito dalla BCE, che banche, PSP ed esercenti hanno davanti fino all’accordo interistituzionale.